
Gli Slowdive sono stati intervistati da Diego Ballani per il numero di Rumore di settembre in occasione dell’uscita del nuovo album Everything Is Alive
A sei anni dall’album che segnò il ritorno discografico della band dopo oltre 20 anni, tornano gli Slowdive con il nuovo album Everything Is Alive. L’album della formazione composta dalla cantante Rachel Goswell e dal chitarrista Neil Halstead, dal secondo chitarrista Christian Savill, dal bassista Nick Chaplin e dal batterista Simon Scott, è dedicato alla madre di Rachel Goswell e al padre di Simon Scott, entrambi deceduti nel 2020.

Sul numero di Rumore di settembre potete leggere l’intervista di Diego Ballani alla band.
“Quando hai un songwriter principale devi assecondare la sua ispirazione”, dice Simon Scott parlando del sound del disco, più minimale e sintetico rispetto al passato,
Neil ha iniziato a lavorare con un paio di synth, ha portato molte canzoni e probabilmente c’è stato un momento in cui alcuni di noi che non amano molto le sonorità elettroniche sono rimasti spiazzati. Alcune tracce suonavano come delle specie di jam sintetiche. Per cui, quando ci siamo ritrovati in studio, abbiamo cercato di assimilarle alle tipiche sonorità degli Slowdive. Si è trattato di un processo estremamente differente rispetto al passato. Per certi versi più frustrante, per via della pandemia e per il fatto che, essendo una band composta da cinque persone, ognuna con i propri gusti, Neil era costretto a modificare i pezzi, per poi riproporceli la volta successiva.
“C’è stato un momento in cui si è reso necessario un punto di vista esterno”, aggiunge Rachel Goswell, “qualcuno che si occupasse del mix con una prospettiva diversa rispetto alla nostra. Abbiamo fatto ascoltare Kisses e Alife (le canzoni che amavamo di più) a un po’ di persone. Nel frattempo abbiamo dovuto aspettare altri sei mesi affinché Shawn Everett fosse disponibile. Questo elemento è stato un ulteriore motivo di frustrazione. Alla fine c’erano sei mix di Shawn e due di Neil. Fino all’ultimo abbiamo comparato entrambe le versioni dei brani per decidere quali sarebbero finite su disco”.