
Alcuni dischi da ascoltare usciti questa settimana, dal 9 al 15 settembre 2024
Cosa abbiamo ascoltato la settimana scorsa? Ecco qui.

Nada Surf – Moon Mirror (New West)
A quattro anni di distanza dal precedente Never Not Together, la band americana torna con l’album che gli permette di raggiungere la doppia cifra. Un lavoro dall’ispirazione difficile da spiegare, come dichiarato dal leader Matthew Caws: “Ogni volta che facciamo un album, mi viene chiesto di cosa tratti. Non so mai come rispondere. Sto ancora cercando di capire tutto, e probabilmente quello è il tema più vicino. Sto solo cercando di restare onesto con me stesso e fare del mio meglio nel cercare di dare un senso al mondo.”

London Grammar – The Greatest Love (Ministry Of Sound/Metal & Dust/Sony)
Con questo quarto album in studio il trio di Nottingham è chiamato a dare seguito ai buoni riscontri avuti con il precedente Californian Soil, grazie alla nomination ai BRIT Awards che questo gli ha fruttato. Per farcela Hannah Reid e soci continueranno a puntare su quell’incrocio di pop ed elettronica che ha costruito il loro sound tipico, ma guardando verso nuovi orizzonti senza rimanere incatenati al proprio passato.

Snow Patrol – The Forest Is The Path (Polydor/Universal)
La band britannica giunge a questo ottavo album in studio con non poche difficoltà, dati i recenti abbandoni da parte dello storico batterista Jonny Quinn e del bassista Paul Wilson. Nonostante ciò la band non ha intenzione di mollare e, capitanata da Gary Lightbody, tenterà nuovamente di mostrare tutte le sue qualità e di tornare al livello di fama di cui godevano nel primo decennio dei 2000, quando davano filo da torcere persino ai Coldplay.

Floating Points – Cascade (Pluto/Ninja Tune)
Per questo nuovo lavoro, il quinto della sua discografia, il produttore inglese, il cui vero nome è Samuel Shepherd, ha optato per un ritorno alle sue origini. Infatti, dopo l’esperimento di tre anni fa con Promises, a metà tra jazz e musica orchestrale, è tempo per lui di ricollegarsi ad opere precedenti quali Crush e tornare ad abbracciare le sonorità da club e la musica elettronica, mettendo in mostra tutto il proprio eclettismo.

Nilüfer Yanya – My Method Actor (Ninja Tune)
A due anni di distanza dal precedente Painless, la cantante inglese di origini turche realizza il suo terzo album in studio. Un disco realizzato a strettissimo contatto con il suo produttore Wilma Archer con l’obiettivo di avvicinarsi il più possibile alle sonorità tipiche dell’alternative rock dei 90 e 2000, inserendovi anche delle escursioni in territori grunge e shoegaze.

Cursive – Devourer (Run For Cover)
Questo nuovo lavoro della band del Nebraska, che arriva a cinque anni di distanza dal precedente disco Get Fixed, ha come tema portante il consumo in ogni sua accezione. Lo dimostrano il titolo dell’opera e la sua copertina, ma ancor meglio lo spiega il leader Tim Kasher: “Forse la parola migliore per descriverlo è imperialismo, ma in molte forme diverse. Non è solo politica. È l’imperialismo personale e delle relazioni, il modo in cui imperializziamo gli uni gli altri, anche noi stessi”.

Foxing – Foxing (Grand Paradise And Miscellaneous/Many Hats)
A detta dei fan e non solo, negli ultimi lavori, compreso l’ultimo Draw Down The Moon del 2021, la band americana aveva decisamente perso la retta via, abbandonando gli stilemi emo per abbracciare sonorità più morbide. In questo nuovo album, il quinto, tuttavia, la musica di Conor Murphy e soci torna a farsi sorprendentemente rabbiosa e segna l’inizio di un nuovo capitolo per la storia della band: non a caso, forse, il disco porta il loro stesso nome.

The Jesus Lizard – Rack (Ipecac)
Originariamente il gruppo si era sciolto al termine degli anni 90, salvo poi tornare insieme ben due volte, nel 2009 e nel 2017, per delle tournée. In queste occasioni è sempre mancata una cosa, che arriva oggi a ventisei anni di distanza dall’ultima volta: un nuovo album in studio. Sono cambiate tante cose da Blue, una su tutte l’assenza del compianto Steve Albini alla produzione, ma la loro impronta noise rock è più viva che mai, ferma agli anni d’oro.

Tindersticks – Soft Tissue (Lucky Dog/City Slang)
A livello compositivo gli ultimi anni della band sono stati molto instabili, in continua oscillazione tra sperimentazione, come nell’ultimo Distractions, e ritorno alle origini, come nell’ancor precedente No Treasure But Hope. Per questo quattordicesimo album in studio, tuttavia, l’obiettivo del gruppo è trovare stabilità e un equilibrio tra queste due tendenze opposte per costruire un prodotto coeso e compatto.

TR/ST – Performance (Dais)
Il gruppo, che ormai possiamo considerare un autentico alter ego di Robert Alfons, dal momento che l’unico altro membro ufficiale Maya Postepski ha lasciato la band cinque anni fa, è giunto al suo quinto album in studio. Del disco, che arriva a cinque anni di distanza da The Destroyer (Part 2), se ne parla così su Bandcamp: “Come un mondo a sé stante, “Performance” è convincente, immersivo ed inebriante, ai limiti del commovente e disturbante.”

Talib Kweli & J. Rawls – The Confidence Of Knowing (Javotti Media/Fat Beats)
La metà dei Black Star è giunto al suo undicesimo album collaborativo, che arriva ad appena un anno di distanza dal precedente Liberation, realizzato con l’aiuto di Madlib. Dall’altro lato, J. Rawls non è nuovo a lavorare con il rapper di Brooklyn: infatti, è presente fin dai tempi del sodalizio con Mos Def, e torna ora a lavorare con lui per adornare le sue barre di sonorità squisitamente jazzy.

trentemøller – Dreamweaver (In My Room)
Il settimo album in studio del produttore danese si preannuncia glaciale, come la sua terra, come il suo modo di presentarsi molto distaccato (il nome d’arte è il suo cognome), come di conseguenza le sue composizioni. Anche qui i suoi brani a cavallo tra techno e house si tingeranno di sonorità fredde ed oscure, aprendo, però, le porte ad alcuni strumenti quali chitarre e percussioni.

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