
Dopo l’uscita del singolo Tilt, ora è disponibile in anteprima su Rumore il cortometraggio che accompagna il brano di skaar
Tilt è il primo singolo di skaar (da non confondersi con la cantante scandinava) è anche il primo passo all’interno di mondo skaar, un progetto ambizioso e atipico che fonde musica e cinema in un contesto visivo e narrativo, ideato per costruire un universo artistico evolutivo, radicato tanto nella produzione musicale quanto nella narrazione cinematografica. Un ecosistema immersivo e interattivo che si pone l’ambizioso fine di creare un “esercito di creativi”, un progetto community-based che avrà come headquarter un creato ad hoc, in cui videomaker, producer, grafici e creativi di tutti i tipi, potranno interagire, contribuendo alla crescita di mondo.skaar. Skaar è un progetto musicale e visivo che unisce il mondo urban alternativo con quello cinematografico e trova le sue radici nella produzione filmica.
Nata quasi come una sfida, Tilt si presenta come un brano musicalmente complesso: parte da
una bozza acustica, che rimane onnipresente e arriva, tramite suoni che spaziano tra l’elettronica
e il country, a un sound “da festa di paese”.

Il cortometraggio di Tilt ci trasporta in un futuro distopico e desolato, popolato da cloni spersonalizzati e confinati in una società scandita da ritmi rigidi e imposti, dove le identità sono ridotte a semplici numeri. Diretto da Adriano Fedele, il videoclip esplora visivamente il tema del brano di skaar, mescolando elementi di tecnologia vintage e giocattolosa, con richiami a Spy Kids per la sua estetica fantasiosa e rudimentale, e ispirazioni al videogame Death Stranding: anche qui il protagonista trasporta pesanti scatole, che però sono di cartone, legate con corda, come se i sogni infantili di un mondo futuristico avessero preso vita in modo caotico e approssimativo.
Questo scenario serve da sfondo per la storia di un clone speciale, identificato con il numero 14 (o Platone), che, come il filosofo che esce dalla caverna, scopre per la prima volta la luce del mondo esterno. La routine giornaliera si svolge in un ufficio asettico e claustrofobico, dove l’unica compagnia è un gruppo di altri cloni, ciascuno intrappolato nel proprio compito ripetitivo e meccanico. L’ufficio è un ambiente impersonale, scandito da timer e orologi che regolano ogni azione, eliminando qualsiasi spazio per l’individualità. A supervisionare questa catena di montaggio dell’esistenza c’è il capo che, con atteggiamenti rigidi e severi, incarna le regole soffocanti di questo mondo: ogni deviazione dal ritmo imposto viene prontamente corretta, ogni minimo errore evidenziato e punito. Ma, sebbene apparentemente superiore, anche il capo è prigioniero di questa stessa programmazione, un clone che, come gli altri, è condannato a seguire una routine rigida e inalterabile. Il suo ruolo lo costringe a mantenere la disciplina, ma è una disciplina che lui stesso subisce, una catena di cui non è in realtà libero.

Il protagonista emerge subito come diverso: i suoi movimenti goffi, le sue esitazioni e il suo senso di inadeguatezza rivelano una personalità che non riesce a trovare posto in un sistema chiuso e impersonale. In un mondo che pretende sincronizzazione totale, Clone 14 è una nota fuori tempo. Inizialmente combattuto e afflitto dal senso di colpa per non riuscire a conformarsi, il clone attraversa un percorso di crescita e consapevolezza: comprende che la sua diversità è una forza e che può scegliere di vivere secondo il proprio ritmo, anche a costo di disobbedire.
E così esce nel mondo, alla luce del sole. Ma non vi sveliamo tutto. Il cortometraggio lo potete guardare qua sotto, in anteprima: