
Alcuni dischi da ascoltare usciti questa settimana, dal 16 al 22 giugno

Fabri Fibra – Mentre Los Angeles Brucia (Epic/Sony)
Annunciato in una barra del suo ultimo Red Bull 64 Bars di maggio, l’undicesimo album in studio del rapper di Senigallia arriva a 3 anni di distanza dal precedente Caos. Un disco fortemente legato alla west coast americana, sia perché registrato per ampi tratti in uno studio a Santa Monica, sia perché scenario della notizia che gli ha fornito l’idea principale per il progetto e il titolo. Infatti, al termine di un periodo di isolamento trascorso ad ascoltare ripetutamente le tracce del nuovo lavoro, Fibra ha appreso della morte del regista David Lynch durante il periodo di gravi incendi che hanno investito Los Angeles a gennaio: ciò gli ha permesso di riflettere su come, nonostante ciò che accade nel mondo, la vita di ognuno proceda con indifferenza.

HAIM – I quit (Polydor/Universal)
Al contrario di quello che potrebbe lasciare intuire il titolo, non ci troviamo di fronte all’album di commiato del trio californiano tutto femminile, ma semplicemente al loro quarto disco in studio, che segue Women In Music Pt. III del 2020. Tema portante dell’opera è l’esaurimento, trattato da diversi punti di vista tra cui quello creativo e sentimentale, che trova l’unico rimedio proprio nel quittare (per citare il gergo tipico dei gamer), ovvero nel fermarsi, mollare tutto e concentrarsi unicamente sulla ricerca di un nuovo equilibrio interiore. Ciò si traduce in musica in una produzione più sporca, per certi versi più rischiosa e una arguta commistione di stili diversi.

Loyle Carner – hopefully! (EMI/Universal)
A tre anni di distanza dal precedente Hugo il rapper inglese torna con il suo quarto album in studio, in cui al raggiungimento della maturità artistica si combina anche quella nella vita reale. Il vero senso del lavoro, infatti, è racchiuso nella sua copertina: Coyle-Larner (vero cognome dell’artista) è diventato padre alla soglia dei trent’anni. Ciò ha dato il via ad una serie di riflessioni personali e ad un processo introspettivo che ha trovato libero sfogo nelle tracce di questo album.

Hotline TNT – Raspberry Moon (Third Man)
Il progetto di Will Anderson, avviato nel 2021, procede a gonfie vele: siamo di fronte al terzo album in appena cinque anni, che segue Cartwheel del 2023. Come nel caso dei Tame Impala, questo gruppo si può definire tale solamente nella dimensione live, dal momento che i brani in studio sono interamente scritti, eseguiti e registrati dalla mente creativa del progetto. Per quest’ultimo lavoro, tuttavia, Anderson ha sentito di non poter fare a meno dell’apporto artistico dei suoi fedeli compagni anche in fase di composizione, fattore che già da solo rende l’album unico e diverso rispetto ai precedenti.

Tropical Fuck Storm – Fairyland Codex (Fire)
A quattro anni di distanza dal precedente Deep States il supergruppo australiano (composto da Gareth Liddiard e Fiona Kitschin dei The Drones, Lauren Hammel degli High Tension e Erica Dunn dei Mod Con) torna con il suo quarto album in studio. Un disco, il primo con la nuova etichetta, particolarmente poliedrico e policromatico, capace di spaziare in lungo (la title-track dura oltre nove minuti) e in largo, abbracciando generi lontani tra di loro che vanno dal blues al noise rock, dal country al pop funk.

Matmos – Metallic Life Review (Thrill Jockey)
Nell’anno in cui festeggia i trent’anni di carriera insieme, il duo di musica elettronica composto da M.C. Schmidt e Drew Daniel realizza il suo quindicesimo album in studio, che fa da seguito a Return To Archive del 2023. L’idea di base è delle più originali: un disco in grado di descrivere diverse situazioni della vita umana attraverso brani composti attraverso suoni metallici provenienti da oggetti metallici della quotidianità, come pentole o porte cigolanti. Risultato centrato in pieno con tanto di dedica al compianto e sempre influente David Lynch nel brano The Chrome Reflects Our Image.

U.S. Girls – Scratch It (4AD)
Quella che Meghan Remy ha attuato in questo suo nono album in studio, che arriva a due anni di distanza dal precedente Bless This Mess, è un’autentica regressione dal digitale all’analogico. Questo disco segna una netta cesura rispetto al passato, in cui forse un ruolo importante l’avrà giocato anche la maternità celebrata nel lavoro del 2023, che si traduce in un abbandono di elettronica e campionamenti in favore di strumenti reali. Infatti, ad accompagnare l’artista in questa escursione tra i territori del blues, del folk e del soul/gospel ci sono tra gli altri Jack Lawrence al basso e Charlie McCoy all’armonica, già al soldo di leggende come Bob Dylan.

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