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Lostatobrado suonano dal vivo nella chiesa di Pieve di Santo Stefano in provincia di Lucca il nuovo brano Cusna
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Lostatobrado suonano dal vivo nella chiesa di Pieve di Santo Stefano in provincia di Lucca il nuovo brano Cusna

Cusna è il nuovo singolo de Lostatobrado pubblicato il 21 novembre per Locomotiv Records con il supporto del collettivo Ramaglie, secondo e ultimo estratto dall’album Ahimè in arrivo il 12 dicembre.

Dopo il sound cupo e ipnotico di Tane, la band bolognese torna con un brano che ne è quasi il contraltare: più luminoso, dalla melodia più aperta, aerea e distesa, in cui la natura diventa metafora della vita che scorre. Una canzone dal soffio etereo ed essenziale, avvolgente e dalle tinte calde, che si libra leggera e impalpabile tra le nuvole: un respiro collettivo in tempi opachi, l’accettazione di ogni sorte. Un elogio della bellezza della temporaneità della nostra vita, perché è lì che risiede la nostra unicità, afferma Lostatobrado.

Cusna, nome di una delle cime dell’Appennino Tosco-Emiliano – che ritorna nella cover del brano (una foto attinta, come la precedente copertina, dall’archivio della rappresentazione teatrale del Maggio Drammatico) – non è una semplice canzone, ma un vero e proprio quadro sonoro.

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Uno squarcio naturalistico in cui le voci, il suono della chitarra baritona e quello del synth incontrano il cinguettio degli uccelli, lo scorrere di un fiume e il suono solenne di uno degli organi più antichi d’Europa: un organo mesotonico a canne del 1551 di Onofrio Zeffirini della chiesa di Pieve di Santo Stefano, nella provincia di Lucca.

Ed è proprio in questa chiesa che la canzone è stata registrata, in presa diretta e con una minima post-produzione: il modo migliore per cogliere ogni soffio dello strumento e degli echi dell’ambiente, per celebrare la sacralità dell’esistenza.

Con Cusna, il gruppo rimarca ancora una volta la volontà di creare una musica per immagini, aggiungendo così un altro tassello al loro assiduo lavoro di ricerca e sperimentazione per la loro musica elettroacustica post-agricola – un’etichetta-non etichetta per racchiudere un sound che si muove tra elettronica, sperimentazione e cantautorato – in cui la natura avvolge un racconto ampio e multiforme, abitato da incognite universali che nell’universo – interiore ed esteriore – cercano una risposta.

La live session è girata da Margherita Caprilli, Flora Del Debbio e Sara Fabbiani proprio all’interno della chiesa di Pieve di Santo Stefano in provincia di Lucca, in cui è stato registrato anche il brano (in presa diretta!) e dove è custodito anche l’organo mesotonico a canne del 1551 di Onofrio Zeffirini, protagonista del brano. Gli echi del canto si uniscono a quelli del soffio dello strumento che incontra, in un varco spazio temporale, il suono elettronico del sintetizzatore e della chitarra baritona. Un ambiente semplice e vuoto quello della chiesa, riempito dal riverbero naturale del luogo in cui si amalgamano perfettamente tutti i suoni, creando così un immaginario sospeso e immaginifico, sacrale ed etereo.

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