
Alcuni dischi da ascoltare usciti questa settimana, dal 20 al 26 gennaio
Cosa abbiamo ascoltato la settimana scorsa? Ecco qui.

FKA twigs – EUSEXUA (Young/Atlantic)
Dopo anni carichi di impegni negli ambiti più disparati tra musica, cinema, moda e, suo malgrado, anche cause finite in tribunale, l’artista britannica è pronta a tornare con il suo terzo album in studio, in arrivo a sei anni di distanza dal precedente Magdalene. Un disco la cui essenza è racchiusa nelle parole della stessa cantante: “È il mio opus e sembra davvero il nocciolo del mio essere artista. È nato da una scrittura illeggibile, vergata sul dorso della mia mano in un bagno a un rave a Praga, ‘in questa stanza di folli FACCIAMO QUALCOSA INSIEME’ e lo facciamo. (…) EUSEXUA è un modo di essere. EUSEXUA è l’apice dell’esperienza umana”

Central Cee – CAN’T RUSH GREATNESS (Columbia/Sony)
Nonostante la sua ascesa sia iniziata nel 2020 con la pubblicazione dei primi singoli, seguiti dagli EP Wild West e 23, arriva solo oggi il momento dell’album di debutto per il rapper inglese. Come si evince dal titolo, uno dei fulcri tematici del disco sarà il successo, evidenziando sia il percorso fatto per raggiungerlo sia il peso delle aspettative che esso stesso produce, ma non mancano riferimenti a temi più cari alla cultura hip hop come le proprie radici o l’amore. Nei vari brani, inoltre, vengono in suo aiuto diversi ospiti: Young Miko, 21 Savage, Dave, Lil Durk, Skepta e Lil Baby.

Mogwai – The Bad Fire (Rock Action)
A quattro anni di distanza dal precedente As The Love Continues la band scozzese torna con il suo undicesimo album in studio. Un disco in pieno stile Mogwai, ma con un tocco di modernità conferito dalla collaborazione con il produttore John Congleton, specializzato in ambito indie tra vecchia generazione (Decemberists, Midlake) e nuove leve (Angel Olsen, St. Vincent). Per quanto riguarda il titolo, Stuart Braithwaite e soci hanno spiegato che si tratta di un espressione tipicamente scozzese per descrivere l’inferno, quello provato negli ultimi anni da alcuni membri della band tra lutti e malattie e superato proprio grazie a questo disco.

Benjamin Booker – LOWER (Fire Next Time/Thirty Tigers)
Terzo album in studio per l’artista americano e primo uscito sotto l’etichetta da lui stesso fondata, questo nuovo disco arriva a ben otto anni di distanza dal precedente Witness. In tutti questi anni il musicista si è fatto sentire di rado, comparendo solo in qualche collaborazione, e ha recuperato tutte le energie necessarie per realizzare un nuovo lavoro caratterizzato dal consueto approccio eclettico. In questo disco, infatti, al solito mix di blues, soul e garage rock si aggregano anche generi più lontani come l’hip hop, il dream pop e l’ambient.

Sam Amidon – Salt River (River Lea)
Nel suo nuovo album, il nono, l’artista americano attua un sapiente mix di composizioni originali e reinterpretazioni di brani provenienti da mondi distanti anni luce. Tra questi possiamo annoverare classici della tradizione appalachiana (Amidon è del Vermont), Big Sky di Lou Reed, Ask The Elephant di Yoko Ono e Friends And Neighbours di Ornette Coleman. Con l’aiuto di Sam Gendel ai fiati e Phil Melanson alle percussioni, l’artista ha realizzato un disco che per lui costituisce “Un viaggio attraverso i corridoi della mia memoria come se fosse stata trapiantata nei sogni di Sam e Phil”.

Anna B Savage – You & i are Earth (City Slang)
A due anni di distanza da in|FLUX la cantautrice londinese torna con il suo terzo album in studio, che si oppone con forza al suo precedente lavoro. Infatti, se il disco del 2023 si presentava carico di dolore e tormento per la fine di una relazione, questo nuovo progetto invece è pieno di amore. Un sentimento provato sia nei confronti di un uomo che della sua terra adottiva, l’Irlanda, che unisce umanità e natura in un immaginario bucolico fatto di quiete ed intimità, in cui a farla da padrone è il folk tipico degli anni 60 e 70.

The Veils – Asphodels (V2)
Registrato dal vivo in soli cinque giorni in Nuova Zelanda, il settimo album in studio della band capitanata da Finn Andrews si carica ancora una volta di quel tocco letterario che li contraddistingue. Il titolo, infatti, fa riferimento all’asfodelo, fiore che nella mitologia omerica rappresenta il Regno degli Inferi, destinato a coloro che in vita non sono stati né virtuosi né peccaminosi (ovvero coloro che nella Divina Commedia saranno poi gli ignavi) e in grado di simboleggiare perfettamente le atmosfere che caratterizzano il disco.

DITZ – Never Exhale (auto prodotto)
Come seguito del debutto di tre anni fa con The Great Regression arriva oggi il secondo album della band di Brighton, a cavallo tra noise rock e post-punk con tracce di math rock. Il leader del gruppo Cal Francis ha descritto così il suo processo di realizzazione: “È un documento di ciò che abbiamo fatto e dove siamo stati mentre scrivevamo e provavamo nei giorni di pausa tra un tour e l’altro. Abbiamo preso in prestito spazi per le prove, a volte donati dalle band con cui abbiamo suonato la sera prima. Dopo di che, la sera successiva, probabilmente debuttavamo con la canzone appena scritta.“

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