
Alcuni dischi da ascoltare usciti questa settimana, dal 6 al 12 ottobre
Cosa abbiamo ascoltato la settimana scorsa? Ecco qui.

Richard Ashcroft – Lovin’ You (Virgin)
Al termine di un’estate che l’ha visto aprire ogni singola data del tour europeo della reunion degli Oasis l’ex leader dei The Verve torna con il suo settimo album di inediti, che mancavano addirittura dal 2018 quando uscì Natural Rebel. Ricorrendo più volte alla pratica del campionamento, che tanto ha reso celebre il suo inno Bitter Sweet Symphony, l’artista inglese si muove tra ballad, indie rock e l’immancabile piglio Britpop che si riflette anche nei testi, dominati da temi quali amore (dichiarato già nel titolo dell’opera) e ottimismo.

Brian Eno & Beatie Wolfe – Liminal (Verve/Opal/UMG)
La discografia di Eno è talmente ampia che perdersi a numerare ogni album sarebbe inutile, oltre che impossibile. Basti sapere che questo è già il terzo pubblicato nell’anno in corso insieme alla compositrice inglese dopo Lateral e Luminal. A proposito del rapporto tra questi tre dischi i due hanno detto: “‘Liminal’ si colloca nel punto d’incontro tra ‘Lateral’ e ‘Luminal’. Se il primo era una sorta di paesaggio sonoro, un luogo da abitare, e il secondo un risveglio onirico, uno spazio emozionale, ‘Liminal’ è l’unione delle due dimensioni: una terra sconosciuta attraversata da un essere umano che prova a viverla e sentirla nei suoi misteri”.

Mobb Deep – Infinite (Mass Appeal)
Formalmente il duo non esiste più dal 2017, quando ci fu la triste dipartita di Prodigy, ma proprio per omaggiare lui e la storia che hanno scritto assieme Havoc ha deciso di riportare al centro della scena il nome di uno dei duo hip hop più importanti di sempre per un nuovo album, il nono. Con l’aiuto di The Alchemist alle produzioni il rapper ha realizzato un disco fedele alle sonorità e ai temi storici del gruppo, coinvolgendo anche una serie di ospiti illustri: i freschi di reunion Clipse (Pusha T, Malice), Big Noyd, Nas, Jorja Smith, Raekwon, Ghostface Killah e H.E.R.

Flock Of Dimes – The Life You Save (Sub Pop)
Dopo aver pubblicato Every Day Like The Last nel 2023 con i suoi Wye Oak, Jenn Wasner è tornata a dedicarsi alla sua carriera solista con il quinto album sotto questo alter ego, che arriva a tre anni di distanza da Head Of Roses: Phantom Limb (versione espansa del precedente album del 2021). Se quest’ultimo aveva affrontato il tema della fine di una relazione come una ferita ancora aperta e tutta da guarire, il nuovo lavoro mostra come l’artista sia andata avanti nella propria vita, guardando ora a quegli eventi con un senso di accettazione e guarigione.

Jay Som – Belong (Lucky Number)
Un nuovo album dell’artista americana manca addirittura dal 2019, quando uscì Anak Ko, ma in tutti questi anni non è mai rimasta ferma. Oltre ad aver pubblicato numerosi singoli in collaborazione con altri artisti, la Duterte ha avviato nel 2020 il progetto Routine con la bassista dei Chastity Belt Annie Truscott e nel 2023 è andata in tour con le Boygenius come bassista. Accresciuta la propria caratura come artista con queste esperienze, è ora finalmente tornata con un disco tutto nuovo, sempre carico di quella malinconia che solo l’indie sa regalare.

The Antlers – Blight (Transgressive)
A quattro anni di distanza dal precedente Green To Gold la band, composta ad oggi solo da Peter Silberman e Michael Lander, torna con il suo settimo album in studio. Un disco incentrato sulla distruzione della natura da parte dell’uomo, come specificato dal leader: “Le conseguenze della tecnologia in accelerazione e dell’incuria dell’ambiente sono imminenti; quel senso di urgenza mi ha fatto voler parlare più onestamente. Le specifiche dei nostri giorni sono così preoccupanti e le possibilità del domani sono così surreali… non c’è bisogno di moderare le parole.”

The Besnard Lakes – The Besnard Lakes Are The Ghost Nation (Full Time Hobby)
«Immagina i sognanti Beach House in sella alle dinamiche dei Led Zeppelin.» È con questi paragoni che il comunicato stampa della band canadese presenta il loro settimo album in studio, che segue The Besnard Lakes Are The Last Of The Great Thuderstorms Warning del 2021. Per quanto riguarda il significato del titolo i ragazzi di Montreal hanno dichiarato: “È un titolo davvero formidabile, simbolico dei tempi. Si parla della morte delle nazioni, della minaccia che il Canada diventi il 51esimo stato. C’è il desiderio di essere lasciati soli, di lasciare che la comunità sia comunità, tutte quelle cose che sembrano essere sotto assedio; ecco cos’è la nazione fantasma.”

The Wytches – Talking Machine (Alcopop!)
Freschi di ingresso in formazione del nuovo batterista Bhavin Thaker, che ha preso il posto di Demelza Mather, i ragazzi di Peterborough si apprestano a pubblicare il loro quinto album in studio, che fa da seguito a Our Guest Can’t Be Named del 2023. Un disco che sa di tuffo nel passato già a partire dal suo titolo, che rimanda al soprannome dato da Thomas Edison al grammofono, ed effettivamente compiuto grazie alle registrazioni, effettuate in modalità analogica e volte a recuperare lo stile degli albori della band a cavallo tra garage e psychedelic rock.

Yellowcard – Better Days (Better Noise)
Dopo essersi riuniti nel 2022 e aver anche pubblicato un nuovo EP l’anno successivo, ora Ryan Key e soci sono pronti per pubblicare un nuovo disco insieme, che arriva a ben nove anni di distanza dall’ultimo prima della rottura dal titolo omonimo. Con le produzioni affidate a Travis Barker e i brani sempre contraddistinti dal violino di Sean Mackin l’album si presenta come un ritorno in grande stile, arricchito anche dalla presenza di due ospiti provenienti direttamente dalla scena punk che hanno vissuto insieme nel primo decennio dei Duemila: Avril Lavigne e Matt Skiba degli Alkaline Trio.

Ele A – Pixel (EMI/Universal)
Gli ultimi due anni la rapper svizzera li ha trascorsi a costruire la sua identità e credibilità artistica tra singoli e apparizioni sempre più frequenti nei brani di alcuni dei rapper e produttori più affermati in Italia. Ora è arrivato il momento per lei di mostrare tutto il suo talento in un lavoro coeso e compiuto come questo suo primo album si prefigge di essere. Con le produzioni affidate a Disse, con contributi di Shune, Noyz Narcos e altri, e le apparizioni di Promessa, Sayf, Gué, Gaia, Nes e Colapesce gli ingredienti ci sono tutti.

PinkPantheress – Fancy Some More? (Warner)
A pochi mesi di distanza dalla pubblicazione del suo secondo mixtape Fancy That l’artista britannica ne pubblica una nuova versione, che lo rende un remix album a tutti gli effetti e apre il suo precedente lavoro alle influenze più disparate. Infatti, tra le sue tracce si possono trovare star del pop come Kylie Minogue e le Sugababes, musica elettronica con i Basement Jaxx, produzioni con influenze R’n’B con KAYTRANADA, il K-Pop dei Seventeen, il rap con Bladee e la musica ambient con la cantante Oklou.

The Orb – Buddhist Hipsters (Cooking Vinyl)
Il duo di musica elettronica inglese composto da Alex Paterson e Michael Rendall torna con il suo diciottesimo album in studio, che arriva a due anni di distanza dal precedente Prism. A cavallo come di consueto tra ambient e progressive, il disco vanta al suo interno una vasta gamma di ospiti provenienti da ambiti spesso lontani tra di loro: l’ex membro del gruppo Andy Falconer, la coppia nella vita Steve Hillage e Miquette Giraudy dei Gong, Youth e Paul Ferguson dei Killing Joke e il guru Roger Eno.

The Necks – Disquiet (Northern Spy)
Il trio di jazz d’avanguardia australiano giunge al suo diciannovesimo album in studio, che arriva ad appena un anno di distanza dal precedente Bleed, composto da un’unico lungo brano. Chris Abrahams, Tony Buck e Lloyd Swanton continuano a seguire questo modus operandi e in quest’occasione pubblicano un triplo album per un totale di quattro tracce: Rapid Eye Movement, Ghost Net (della durata di circa un’ora ciascuna) e la coppia Causeway e Warm Running Sunlight, che costituiscono il terzo disco.

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