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Ian Watkins, l’ex cantante dei Lostprophets condannato per pedofilia, è stato ucciso in carcere

Ian Watkins, ex frontman dei Lostprophets, è stato accoltellato a morte in carcere
Ian Watkins Ian Watkins
Ian Watkins
(Credit: South Wales Police)

Ian Watkins, ex frontman dei Lostprophets, è stato aggredito ed è morto in carcere

L’ex cantante della band alternative metal gallese Lostprophets, Ian Watkins, che stava scontando la pena detentiva di 29 anni per reati sessuali su minori, è morto in seguito a un’aggressione avvenuta all’interno del carcere di HMP Wakefield, come confermano le fonti penitenziarie. Aveva 48 anni.

Secondo quanto riportato dalla polizia del West Yorkshire, gli agenti sono stati chiamati nella mattinata di sabato per un’aggressione ai danni di un detenuto, poi dichiarato morto sul posto. Watkins sarebbe stato accoltellato da un altro prigioniero, come riferito dall’agenzia PA Media. Le autorità hanno avviato un’indagine e stanno analizzando la scena del crimine. Non era la prima volta che Watkins subiva un’aggressione in carcere: già nell’agosto 2023 era stato attaccato, riportando però ferite non gravi.

L’arresto del cantante in seguito all’esecuzione di un mandato di cattura per droga nella sua casa di Pontypridd il 21 settembre 2012, dopo il sequestro di computer, telefoni cellulari e dispositivi di archiviazione, aveva portato alla scoperta dei terribili reati verso minori. L’ex frontman del gruppo era stato incarcerato nel dicembre 2013 dopo essersi dichiarato colpevole di numerosi reati, tra cui un tentativo di stupro di un neonato di una fan. Oltre ai 29 anni di carcere, gli erano stati imposti altri sei anni di libertà vigilata. Le due madri coinvolte nel caso erano state anch’esse condannate, rispettivamente a 14 e 17 anni di prigione.

Il 1º ottobre 2013 i componenti rimasti hanno annunciato lo scioglimento del gruppo.

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Durante il processo, Watkins aveva ammesso diversi capi d’accusa, tra cui l’organizzazione di uno stupro ai danni di una bambina, violenza sessuale su minori, produzione e possesso di materiale pedopornografico e detenzione di immagini pornografiche estreme.

Nel 2014 i giudici avevano respinto la richiesta di riduzione della pena. Nel pronunciare la sentenza, il giudice John Royce aveva descritto il caso come “uno dei più sconvolgenti mai affrontati”, parlando di “nuovi abissi di depravazione” e sottolineando la “totale mancanza di rimorso” mostrata da Watkins, che aveva esercitato una “forte influenza corruttrice” su chi lo circondava.

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