
Alcuni dischi da ascoltare usciti questa settimana, dal 22 al 28 settembre
Cosa abbiamo ascoltato la settimana scorsa? Ecco qui.

Geese – Getting Killed (Partisan/[PIAS])
Giunti al quarto album in studio, che arriva a due anni di distanza dal precedente 3D Country, i ragazzi di Brooklyn tentano con convinzione il grande salto verso la definizione di uno stile riconoscibile e il raggiungimento di una certa maturità artistica. La verità è che nel disco regna il caos più sovrano, ma è proprio questa la cifra stilistica ricercata dal gruppo: rock psichedelico sul quale si innestano autentici flussi di coscienza sui temi più disparati inerenti la società contemporanea. Per gli addetti ai lavori che l’hanno già ascoltato la candidatura tra i dischi dell’anno è più che un’opzione.

The Zen Circus – Il Male (Carosello)
“Il Male è ovunque. Ma cosa è? Il dolore fisico, una malattia? Cattiveria gratuita? Un tratto naturale umano? Sofferenza? La contrapposizione al Bene? Siamo davvero sicuri che escluderlo dalla estetica della società contemporanea non porti a farlo crescere e rinforzare ancora più nel profondo? Delle varie facce del Male (e di molto altro) tratta questo disco.” L’essenza del tredicesimo album in studio del trio pisano, che segue Cari fottutissimi amici del 2022, è tutta nelle parole di Andrea Appino e soci: un lavoro sospeso tra rabbia, meditazione e malinconia.

Cate Le Bon – Michelangelo Dying (Mexican Summer)
Il settimo album in studio dell’artista gallese, che arriva a tre anni di distanza dal precedente Pompeii, ruota attorno alla dolorosa fine di una storia d’amore. Come dichiarato in un’intervista a “The Guardian”: “La rottura è sempre un’amputazione che non vorresti subire, ma sai che ti salverà”, (…) mi sono sottratta alle fauci di un amore totalizzante”. Ne deriva un disco intenso, ma leggero, in cui la Timothy (vero cognome dell’artista) canta, suona ogni strumento e produce – con l’aiuto di Samur Khouja. Inoltre, c’è spazio anche per un ospite illustre come John Cale.

Young Thug – UY SCUTI (A Young Stoner Life/300/Atlantic)
Il rapper di Atlanta è stato rilasciato di prigione appena un anno fa e ora può finalmente tornare a dedicarsi alla musica con il suo quarto album in studio, che segue Business Is Business del 2023. Tuttavia, da un lato le noie legali non sono ancora totalmente giunte al termine, dall’altro lui stesso continua a buttare benzina sul fuoco: nel penultimo brano Dreams Rarely Do Come True, in cui duetta con la compagna Mariah The Scientist, Williams riapre ancora una volta la faida con il rapper Gunna con un nuovo dissing nei suoi confronti. Al di là di ciò, il disco vanta una serie di ospiti d’eccezione: Cardi B, 21 Savage, Travis Scott e Future trai tanti.

Robert Plant – Saving Grace (Nonesuch/Es Paranza)
A quattro anni di distanza dall’ultimo Raise The Roof, realizzato insieme alla cantante e violinista Alison Krauss, l’ex leader dei Led Zeppelin torna con il suo quindicesimo album in studio. Registrato in collaborazione con i suoi Saving Grace, band che lo segue in tour fin dal 2019, e con Suzi Dian, il cantante ha interpretato dieci brani, pescando da vari periodi storici della musica americana e muovendosi tra blues, country, ballad e tradizionali, tutti opportunamente ri-arrangiati per creare un’atmosfera intima e sobria.

Jeff Tweedy – Twilight Override (dBpm)
Messa temporaneamente da parte l’attività con i suoi Wilco, reduci negli ultimi due anni dalla pubblicazione di un disco (Cousin nel 2023) e un EP (Hot Sun Cool Shroud nel 2024), il leader della band è tornato a dedicarsi alla carriera solista con il suo quinto album in studio. Un disco, quello che segue Love Is The King del 2020, a dir poco maestoso: 30 canzoni per un triplo album, in cui si documenta il declino della nostra società. O per dirla con le sue parole: “Il tramonto di un impero è un buon punto da cui osservare il baratro. (…) Se ti allinei con la creazione, ti schieri contro la distruzione.”

Doja Cat – Vie (Kemosabe/RCA)
A due anni di distanza dal successo di Scarlet la rapper americana è pronta a tornare con il suo quinto album in studio che, affidandosi alle produzioni di Jack Antonoff, si discosta dall’hip hop per abbracciare le sonorità pop tipiche degli anni Ottanta. Come spiegato da lei stessa: “La parola in francese ‘Vie’ (‘vita’) è stata scelta per essere un gioco di parole (…). Volevo collegarlo al numero romano ‘cinque’ che ho tatuato sulla clavicola. (…) Ho scelto Vie anche in riferimento a La Vie en Rose, ricollegandolo al tema dell’amore. In tutto questo album ho dato la mia interpretazione sulle diverse sfumature in una relazione, toccando i temi dell’amore, del sesso, del romanticismo, del dolore e della meraviglia.”

SPRINTS – All That Is Over (City Slang)
Dopo un anno e mezzo molto intenso, caratterizzato da numerosi concerti e dall’abbandono del chitarrista originale Colm O’Reilly, prontamente sostituito da Zac Stephenson, la band irlandese è pronta ora per tornare con il suo secondo album in studio. Questo lavoro si configura come la naturale evoluzione del debutto Letter To Self e presenta un suono stratificato e aggressivo, muovendosi all’interno di un ampio spettro di generi che vanno dallo shoegaze al gothic rock, dal garage rock alla new wave.

Alex Fernet – Modern Night (Bronson/Universal)
Dopo aver già pubblicato a febbraio il singolo Disco / Diavolo Blu in collaborazione con North Of Loreto (ovvero Bassi Maestro sotto mentite spoglie), l’artista italiano torna con il suo secondo album in studio, che fa da seguito al debutto di due anni fa LUCIDANOTTE. “Un’opera profondamente contemporanea che rifiuta la perfezione digitale in favore dell’imperfezione analogica“, come l’ha descritta lui stesso, che mescola soul, funk, italodisco e new wave, immergendoli in un’atmosfera noir, e sembra proiettare chi ascolta all’interno di un film di Fellini.

Mulatu Astatke – Mulatu Plays Mulatu (Strut/K7)
Il padre dell’ethio-jazz torna a pubblicare un nuovo album a più di dieci anni dall’ultima volta, quando nel 2013 uscì Sketches Of Ethiopia. Per questo suo dodicesimo album in studio il musicista etiope ha deciso di selezionare una serie di brani tratti dal suo repertorio prodotto tra gli anni 60 e 70, quelli che più di tutti hanno contribuito a definire il suo genere musicale, e arrangiarli da capo con l’obiettivo di unire tradizione e influenze occidentali, come dimostra il fatto che il disco sia stato registrato tra la sua Addis Abeba e Londra.

John Maus – Later Than You Think (Young)
A ben sette anni di distanza dall’ultimo Addendum il cantante americano torna con il suo sesto album in studio. Un disco che si preannuncia fortemente intellettuale e riflessivo, dal momento che sulla rispettiva pagina Bandcamp si legge che “l’album esplora temi quali giustizia, confessione, rinascita, trasformazione e conflitto spirituale, espandendo ulteriormente lo spazio di passaggio dove l’outsider art si viene a scontrare con l’art-pop, le crude emozioni e la profondità intellettuale.”

Purity Ring – purity ring (the fellowship/Secretly Distribution)
Se nel bel mezzo della sua carriera una band pubblica un album omonimo, come spesso accade, significa che quel lavoro costituisce una rottura col passato e una volontà di ripartire da capo, come se si stesse pubblicando il primo disco. Il quarto lavoro in studio del duo canadese non fa eccezione e sancisce un passaggio dal mondo fisico a quello fantastico. Infatti, si tratta di un concept album che funge da colonna sonora per un videogioco di ruolo immaginario, che narra la storia di due personaggi (che incarnano i membri del duo) in viaggio per costruire un mondo migliore sulle ceneri di quello distrutto in precedenza.

Neko Case – Neon Grey Midnight Green (Anti)
Dopo aver pubblicato due anni fa Continue As A Guest con i suoi The New Pornographers, la cantante canadese torna a dedicarsi alla sua carriera solista con l’ottavo album in studio. La pubblicazione di nuova musica, che mancava dal 2018 quando uscì Hell-On, è anche occasione per lanciare un messaggio: “Ci sono così poche produttrici donne, non binarie o trans”, ha affermato, “La gente non ci considera un’opzione. Sono orgogliosa di dire che ho prodotto questo disco. È la mia visione. È il mio potere di veto. È il mio gusto”.

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