
Alcuni dischi da ascoltare usciti questa settimana, dal 29 settembre al 5 ottobre
Cosa abbiamo ascoltato la settimana scorsa? Ecco qui.

AFI – Silver Bleeds The Black Sun… (Run For Cover)
A quattro anni di distanza dal precedente Bodies la band americana, la cui sigla del nome sta per A Fire Inside, torna con il suo dodicesimo album in studio. Un disco che sancisce il definitivo passaggio di Davey Havok e soci a uno stile molto vicino al gothic rock tipico degli anni Ottanta. In questa transizione dalla rabbia del punk, loro genere d’origine, alla rassegnazione e al nichilismo della loro nuova filosofia qualche traccia del vecchio stile rimane per testimoniare un certo equilibrio tra tradizione ed innovazione.

Idlewild – Idlewild (V2)
Nell’anno in cui celebra i trent’anni di attività la band scozzese torna anche con il suo decimo album in studio, che segue a ben sei anni di distanza Interview Music del 2019. Come dichiarato da Roddy Woomble, la lavorazione di questo nuovo progetto era iniziata già a seguito della pubblicazione del precedente con l’aspettativa di terminarlo entro un paio d’anni. Tuttavia, la pandemia ha messo tutto in pausa e, non potendo lavorare in simbiosi come di consueto, il cantante si è dedicato alla sua carriera solista. Terminata l’emergenza, la band si è potuta riunire per portare a termine il lavoro e i risultati sono ora sotto gli occhi di tutti.

Sparks – MADDER! (Transgressive)
Quello appena pubblicato dai fratelli Ron e Russell Mael è in realtà un EP che va ad integrare il loro ventiseiesimo album in studio pubblicato a maggio, MAD!, ma questa vuole essere per noi occasione per recuperare un disco rilevante pubblicato nell’anno corrente. Primo album a seguito della separazione con la Island, per la quale hanno chiuso con il precedente The Girl Is Crying In Her Latte, il disco vede un gruppo ancora in grandissima forma e in grado di combinare chitarre aggressive e sintetizzatori provenienti direttamente dagli anni Ottanta in modo sapiente e mai banale, servendosene come strumento per realizzare una satira sui tempi che corrono.

Thrice – Horizons/West (Epitaph)
A quattro anni di distanza dal precedente Horizons/East, del quale vuole costituire idealmente il seguito, la band americana torna con il suo dodicesimo album in studio. Sulle tematiche abbracciate nei brani il cantante e chitarrista Dustin Kensrue ha affermato: “Molto di questo disco affronta un’analisi della realtà. Noi veniamo costantemente influenzati dagli algoritmi, dalla paura, dalle nostre stesse camere dell’eco sui social. Il disco cerca di tirare giù il sipario su alcune di queste cose.”

Kelly Moran – Don’t Trust Mirrors (Warp)
È trascorso poco più di un anno e mezzo dall’ultimo Moves In The Field, ma la pianista americana è già pronta per tornare con il suo ottavo album in studio, che affronta temi quali la percezione distorta che si può avere di sé stessi quando ci si guarda allo specchio e la ricostruzione della propria identità. Il progetto, inoltre, sembra mantenere un certo legame col precedente, dal momento che la title track di questo disco era già contenuta (in una versione diversa) in quello del 2024, mentre l’opener Echo In The Field sembra richiamare il titolo di quel lavoro.

Snõõper – Worldwide (Third Man)
I ragazzi di Nashville riprendono il discorso esattamente dove l’avevano lasciato due anni fa con l’album di debutto Super Snõõper e tornano con il suo atteso seguito. Dopo un esordio all’insegna del loro egg punk, sottogenere che potremmo definire quasi demenziale, per la seconda prova si sono messi per la prima volta nelle mani di un produttore: John Cogleton. A riguardo, Blair Tramel e Connor Cummins, menti creative del gruppo, hanno dichiarato di non sapere come si lavorasse con un produttore prima di questo disco e di aver fatto questa scelta per assecondare il loro desiderio di sperimentare e cambiare.

Agriculture – The Spiritual Sound (The Flenser)
A due anni di distanza dal disco d’esordio omonimo la band capitanata da Dan Meyer e Leah B. Levinson torna con il suo secondo album in studio. Un lavoro in cui i ragazzi di Los Angeles tentano di definire ulteriormente la propria cifra stilistica ed ampliare la paletta sonora, mantenendo una solida ed indissolubile base black metal che, tuttavia, apre le porte ad alcune influenze esterne che vanno dallo shoegaze al noise.

In edicola trovate il numero di ottobre di Rumore con Andrea Laszlo De Simone in copertina. Oltre ai servizi, alle interviste e alle nostre rubriche, trovate ben più di 250 dischi recensioni.